La costa di Genova tra Sturla e Boccadasse

Guida di quartiere — Genova

Boccadasse e Sturla

Da Sturla a Boccadasse si cammina un quarto d'ora. In mezzo ci sono due spiagge, un borgo di pescatori e una creuza che passa sotto un castello. Questa guida racconta quel quarto d'ora, e come usarlo bene.

Boccadasse, prima che arrivino tutti

La baia è piccola e si vede tutta in un colpo: le case color pastello strette una sull'altra, i gozzi tirati in secca, la spiaggia di ciottoli grande quanto un cortile. Proprio perché è piccola, l'orario conta più della stagione. D'estate, dalle undici del mattino, la spiaggia si riempie e resta piena fino all'aperitivo. I momenti buoni sono due: la mattina presto, quando il borgo è ancora dei residenti e di chi porta il cane, e l'ultima ora di luce, quando il sole entra basso nella baia e le facciate si accendono.

Cose da fare, in ordine sparso: prendere un cono in una delle gelaterie della piazzetta e mangiarlo sul muretto; salire per le creuze dietro la chiesa di Sant'Antonio, che dall'alto restituisce la baia intera; restare seduti sui ciottoli senza fare niente, che qui è un'attività legittima. D'inverno, con la mareggiata, Boccadasse cambia faccia: onde oltre il muretto, borgo vuoto, e i genovesi che vengono apposta a guardare.

Sturla, la spiaggia dei genovesi

Sturla non è un posto da cartolina, ed è il suo pregio. È un quartiere dove si vive: la spiaggia libera frequentata tutto l'anno — c'è chi nuota anche a gennaio — i bagni storici, i panifici di via Sturla dove la focaccia esce a ondate dalla mattina presto.

Il punto più bello è Vernazzola, l'antico borgo marinaro all'estremità della spiaggia: barche in secca sulla sabbia, case dei pescatori a filo d'acqua, nessuna insegna pensata per i turisti. È la versione meno fotografata di Boccadasse, e per questo più sua. Il rito locale è semplice: focaccia appena comprata, mangiata sulla spiaggia guardando chi esce in barca.

Il quarto d'ora in mezzo

Da Vernazzola si sale per via al Capo di Santa Chiara: una creuza stretta tra i muri, che passa sotto il castello neogotico in cima al promontorio e scende dritta dentro la baia di Boccadasse. Dieci minuti a piedi, il tratto di costa più bello della città, e nessuna auto di mezzo.

Dall'altra parte, Boccadasse è il capolinea di corso Italia: due chilometri e mezzo di passeggiata sul mare verso il centro. La mattina è dei runner, la sera di tutti gli altri. Se serve un obiettivo: andata a piedi fino ai bagni di corso Italia, ritorno al tramonto.

Mangiare, senza pensarci troppo

Poche regole, tutte pratiche. La focaccia si compra al mattino nei panifici di via Sturla; quella con la cipolla regge fino a pranzo. A Boccadasse il fritto di pesce si prende al cartoccio e si mangia sul muretto — il tavolo migliore del borgo, gratis. Le trattorie della piazzetta lavorano bene ma sono poche: d'estate, senza prenotazione, la cena diventa un aperitivo lungo. Il gelato è la chiusura obbligata, e la fila dopo cena fa parte del rito. Unico orario da evitare: la domenica all'una, quando tutta Genova ha avuto la stessa idea.

Quando andare

Giugno e settembre sono i mesi giusti: acqua già buona, spiagge respirabili, luce lunga. Luglio e agosto funzionano se si accettano gli orari da residente — mare presto la mattina, borgo al tramonto, spiaggia agli altri nel mezzo. L'inverno non è un ripiego: le mareggiate a Boccadasse sono uno spettacolo che i genovesi trattano come un appuntamento, e il borgo vuoto rende più che in agosto.

Dormire a due passi

La Casa delle Sirene è a Sturla, a pochi passi dalla spiaggia: ottanta metri quadri, quattro ospiti, aria condizionata e una posizione che rende inutile l'auto. La sera si scende alla baia con l'asciugamano sotto il braccio; la mattina la focaccia è a cento metri. Da lì, tutto quello che c'è in questa guida si fa a piedi.

La baia non si prenota.
La casa sì.

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